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Data: 20/04/2009
ECONOMIA ITALIANA: CONGIUNTURA

Nell’avvio del 2005 la ripresa internazionale, com’era nelle previsioni, sta rallentando nelle aree più dinamiche, dagli Stati Uniti ai paesi dell’Asia, mentre l’Europa e l’Italia confermano la fase di debolezza del ciclo economico. La crescita di Eurolandia, in particolare, dovrebbe procedere nella prima metà di quest’anno al ritmo contenuto (+0,4% l’aumento trimestrale del Pil) del secondo semestre 2004, in assenza di chiari segnali di miglioramento nel clima di fiducia e nelle aspettative, rilevate dalle periodiche inchieste congiunturali presso imprese e famiglie. Gli indicatori statistici e qualitativi sono, peraltro, contrastanti se si considerano nel loro complesso le attese su produzione e domanda.

In Italia il contributo più significativo alla crescita del Pil nel 2004 è venuto dal settore terziario e dalle costruzioni; l’industria manifatturiera, per contro, ha continuato a deludere. Dal lato della domanda, tutte le principali componenti (con l’eccezione delle scorte) hanno dato in varia misura un positivo apporto allo sviluppo, mentre nel 2003 esso era in gran parte da attribuire ai soli consumi privati. Nella media dello scorso anno i consumi delle famiglie sono aumentati di poco più dell’1% e gli investimenti fissi lordi del 2-2,5% circa. A trainare la crescita dell’economia sono state le esportazioni, soprattutto quelle fuori dall’area dell’euro, che tornano così a dare un contributo favorevole alla dinamica del Pil, se calcolate al netto delle importazioni.

L’aumento del Pil stimato pari all’1,3% nel 2004 è, dunque, avvenuto grazie allo slancio della domanda estera e degli investimenti in costruzioni. I consumi privati hanno mostrato una dinamica sostanzialmente stabile e gli investimenti in macchinari e attrezzature sono tornati su valori positivi, dopo la caduta del 2003. Ma sia i consumi che la domanda di beni strumentali sono apparsi in rallentamento nel corso dell’anno, sollevando dubbi sulla tenuta della ripresa. Già nell’ultimo scorcio del 2004 la decelerazione del commercio mondiale e l’apprezzamento dell’euro si sono fatti sentire sulle nostre esportazioni; e la minore spinta espansiva dell’estero potrebbe non essere compensata dall’accelerazione della domanda interna.

Economia italiana sempre a rilento nel 2005

Le prospettive sull’andamento dell’economia italiana nel 2005 delineano un nuovo anno di crescita a rilento, prevedibilmente ancora più bassa rispetto a quella media dei paesi europei, per non parlare delle grandi aree sempre dinamiche del Nord America e dell’Asia. Le attese di un vero rilancio congiunturale in Eurolandia appaiono, del resto, ridimensionate: anche quest’anno il Pil aumenterà, infatti, a ritmo contenuto, replicando in pratica (+1,8%) quanto è accaduto nel 2004. La domanda estera dovrebbe indebolirsi, riducendo così il suo apporto, per effetto del rallentamento dell’economia mondiale. E se la crescita continua a essere stentata nella zona euro, ben difficilmente potrà verificarsi un’accelerazione dello sviluppo in Italia.

Un profilo di crescita ancora appiattito nell’orizzonte del 2006, dopo quattro anni di ristagno, è un dato su cui occorre riflettere. Se nel 2004, per esempio, il commercio mondiale ha viaggiato a ritmi di boom economico (+9% e oltre), le nostre esportazioni sono aumentate di circa il 3,5-4%, continuando a perdere quote di mercato, con un’erosione in atto ormai da quasi un decennio. La produzione industriale italiana sconta, com’è noto, la sua specializzazione manifatturiera nei settori tradizionali (tessile-abbigliamento, calzature, prodotti per la casa e arredo, meccanica), molto esposti alla concorrenza dei paesi emergenti e nello stesso tempo soggetti ai fenomeni di delocalizzazione produttiva.

Le previsioni di crescita del Pil italiano per il 2005, come quelle di Ref e dell’Isae presentate nei giorni scorsi, convergono verso l’1,5% medio annuo, un valore ben lontano da quel 2,1% che rappresenta a tutt’oggi l’obiettivo programmatico del Governo, peraltro in via di significativa revisione al ribasso nel prossimo aggiornamento di primavera. Su di esso si basano, in particolare, le recenti manovre di finanza pubblica, volte a mantenere sotto controllo deficit e debito.

Un minore sviluppo dell’economia comporta inevitabilmente maggiore disavanzo di bilancio: con oltre mezzo punto di Pil in meno, il deficit pubblico conseguente tende a superare il limite del 3%, che rappresenta il vincolo del Patto di stabilità. Ciò comporterebbe la necessità di una nuova manovra finanziaria aggiuntiva nel corso di quest’anno, tale da neutralizzare i modesti stimoli fiscali appena introdotti, insieme al loro possibile effetto espansivo sulla domanda interna.


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